CIA Agricoltori Italiani di Treviso

Sistema Prosecco: strategie di filiera e nuovi orizzonti in un mercato che cambia

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Sistema Prosecco: strategie di filiera e nuovi orizzonti in un mercato che cambia

Il convegno organizzato da CIA Agricoltori Italiani Treviso presso l’Enoteca Veneta, nel Campus dell’Istituto Cerletti a Conegliano ha segnato un momento di riflessione profonda per la viticoltura veneta e nazionale. Mentre gran parte del Paese attraversa quello che è stato definito un “panico da vendemmia”, il territorio trevigiano si interroga sui propri orizzonti futuri, cercando di trasformare un successo consolidato in una stabilità strutturale di lungo periodo. In questo scenario, il concetto di “Sistema Prosecco” emerge non come una semplice etichetta commerciale, ma come un modello operativo volto a governare il successo internazionale attraverso la visione e la redistribuzione del valore.

L’apertura dei lavori, affidata al giornalista e wine expert Giulio Somma, ha subito tracciato il solco tra la crisi sistemica che agita molte regioni italiane e la resilienza del Nord-Est. Somma ha evidenziato come, in un’Italia che si tormenta tra tagli delle rese, distillazioni di crisi e appelli accorati per contenere le eccedenze, il “Sistema Prosecco” si muova in controtendenza. La vendemmia qui non è vissuta come un “mostro” da comprimere, ma come un’opportunità di visione e di redistribuzione del valore lungo tutta la filiera. Qui la vendemmia torna a essere il momento centrale delle strategie produttive, un’occasione di comunicazione e promozione dove la qualità delle uve prevale sulla paura della tenuta economica.

Somma ha sottolineato l’eccezionalità dell’evento, definendolo come il convegno con “il più alto tasso di Presidenti” mai moderato, segno di una compattezza associativa e di una presenza sul territorio che non ha eguali nel panorama vitivinicolo nazionale. Ospiti, infatti, i presidenti dei Consorzi di tutela delle tre Denominazione, i presidenti di CIA Agricoltori Italiani Cristiano Fini (Nazionale), Giorgio Puppin (Veneto), Salvatore Feletti (Treviso), Federica Senno (Venezia) e il vicepresidente nazionale Gianmichele Passarini (già presidente Veneto).

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LA FOTOGRAFIA ISMEA E LE RIFLESSIONI DI CIA: PRIMATI NAZIONALI E SFIDE GLOBALI

I dati presentati da Tiziana Sarnari di ISMEA hanno fornito la base scientifica a questa analisi. Sebbene l’Italia mantenga la leadership mondiale nella produzione (44 mln hl nel 2025) e nel volume dell’export, lo scenario globale è in contrazione. Il consumo mondiale di vino è sceso dell’8% nell’ultimo decennio, con una flessione del 2,8% solo nell’ultimo anno. “Il settore è in profonda trasformazione, spinto dall’evoluzione dei gusti dei consumatori e dalla crescente attenzione alla sostenibilità” ha spiegato Sarnari. In questo quadro, il Nord-Est emerge come un gigante: con solo il 22% della superficie vitata nazionale, genera il 54% del valore delle Indicazioni Geografiche imbottigliate in Italia. Un dato emblematico della forza di questo territorio è la posizione del Veneto che, se fosse una nazione, si collocherebbe idealmente al 5° posto nel ranking mondiale della produzione, superando colossi come l’Australia. Sarnari ha inoltre evidenziato l’esplosione della Glera, la cui superficie è cresciuta di oltre il 300% negli ultimi vent’anni, trainando una produzione di spumanti italiani che oggi rappresenta il 49% delle esportazioni mondiali di categoria in volume.

Domenico Mastrogiovanni, responsabile nazionale vitivinicolo di CIA, ha lanciato una sfida evolutiva ai tre consorzi. Con l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sulle IG, l’attenzione si sposta drasticamente dal prodotto alla reputazione del territorio. Mastrogiovanni ha avvertito che l’attuale frammentazione potrebbe essere un punto di debolezza di fronte a un mercato sempre più critico: “Non ci potranno essere tre strategie, ma una, se bisogna mettere in campo politiche ambientali, sociali ed economiche“. La necessità è quella di superare la logica dei compartimenti stagni per adottare un linguaggio comune, specialmente nella comunicazione verso le nuove generazioni.

L’analisi dei dati evidenzia quindi che il futuro del settore non sarà legato all’aumento dei volumi, ma alla capacità di generare valore. Innovazione, sostenibilità, valorizzazione delle Indicazioni Geografiche, sviluppo dell’enoturismo e apertura verso nuovi mercati internazionali rappresentano le principali direttrici di crescita: in un mercato sempre più maturo e competitivo, la forza del vino italiano risiederà nella qualità, nell’identità dei territori e nella capacità di offrire un’esperienza che va oltre il prodotto stesso.

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SALVATORE FELETTI: LA REDDITIVITÀ COME GARANZIA DEL FUTURO. LA PROPOSTA DI UN OSSERVATORIO ECONOMICO

Il Presidente di CIA Treviso, Salvatore Feletti, ha posto al centro del dibattito la tenuta economica delle aziende agricole, l’anello più esposto della catena. Il suo intervento si è focalizzato sulla necessità di trasformare il “valore” percepito dal consumatore in una “redditività” reale per chi coltiva la terra.

Riuscire a capire quali sono gli elementi di costo che possono condizionare la redditività diventa fondamentale. Queste denominazioni stanno creando molto valore, ma non sempre questo valore viene tradotto in una redditività. L’elemento economico è quello che può far dire ai nostri figli: io rimango in azienda, ho una prospettiva”.

Feletti ha proposto ufficialmente a ISMEA la creazione di un osservatorio economico dedicato che vada oltre le medie di mercato, analizzando puntualmente i costi di produzione e i margini di profitto per fornire basi solide alle decisioni politiche dei Consorzi e delle Associazioni.

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LA VOCE DEI CONSORZI: IDENTITÀ E COOPERAZIONE STRATEGICA

La tavola rotonda ha visto i presidenti delle tre denominazioni confrontarsi sul futuro del comparto, ribadendo l’impegno verso la tutela e la promozione congiunta.

Franco Adami, presidente del Consorzio di Tutela del vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco  ha sottolineato che il successo mondiale del sistema si basa sulla trasparenza e sull’autenticità che generano fiducia nel consumatore. Ha richiamato l’importanza di saper raccontare le identità distinte e i valori immateriali di ogni denominazione. “L’unico nemico del Prosecco è il Prosecco se stesso, perché non ci sono uguali. Qual è il pericolo? Il pericolo è che non sappiamo gestire un successo. Per saper gestire un successo bisogna saper dire anche qualche no. Non dobbiamo inseguire solo la crescita”.
Un punto centrale del suo discorso è stata la gestione del potenziale e la redistribuzione del reddito nella filiera; in particolare, ha presentato come misura innovativa la differenziazione della rivendica per le “rive eroiche” (pendenze superiori al 30%), volta a tutelare economicamente i vigneti storici e paesaggistici che non possono sostenere i costi della viticoltura meccanizzata.

Michele Noal, presidente del Consorzio Vini Asolo Montello ha promosso con forza il metodo della collaborazione, citando l’ufficio comune per la sostenibilità (certificazione SQNPI) come esempio di efficienza operativa: “sono tra quelli che sostengono che i tre consorzi hanno molte più cose da mettere insieme piuttosto che quelle che le dividono.” Ha evidenziato come lo sviluppo futuro debba passare attraverso l’integrazione tra prodotto e territorio (enoturismo), trasformando il vino in un “ambasciatore” capace di emozionare e raccontare la cultura locale: “quando il consumatore apre una bottiglia di Asolo deve tornagli in mente quell’emozione che ha vissuto visitando i nostri territori e le sue bellezze“.
Riguardo alla situazione di mercato, ha riferito di un’inversione di tendenza positiva a partire da aprile, che ha spinto il Consorzio a chiedere lo svincolo della riserva vendemmiale per aggredire i mercati internazionali con fiducia.

Giancarlo Guidolin, presidente del Consorzio Prosecco DOC, ha concentrato il suo intervento sul ruolo regolatorio dei Consorzi nel bilanciare domanda e offerta per garantire la stabilità dei prezzi: “il ruolo dei Consorzi è un ruolo fondamentale; hanno un ruolo di controllare e di mettere sul mercato la giusta quantità di vino per il suo valore. Il Consorzio ha un ruolo determinante per i produttori per il valore della produzione ma anche naturalmente per distribuire il valore sulla filiera”. Ha ricordato le radici storiche del Prosecco, sottolineando la necessità di un dialogo costante tra le Denominazioni per il bene comune. Nonostante i numeri imponenti della DOC (che ha raggiunto il record di imbottigliamento nel 2025), ha auspicato una prudenza strategica per la nuova vendemmia, puntando tutto sulla qualità della materia prima e su una distribuzione equa del valore lungo tutta la filiera produttiva, dai viticoltori agli imbottigliatori.

 

Da un punto di vista tecnico e di gestione delle disponibilità i rappresentanti delle tre Denominazioni hanno approfondito le misure straordinarie al vaglio delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, condivise con le Organizzazioni professionali di categoria. Per la DOC Prosecco il Consorzio ha chiesto di poter operare uno stoccaggio amministrativo nella consueta fascia 15-18 ton/ettaro unitamente ad un attingimento straordinario, di circa 2.000 ettari con specifici requisiti, a produrre un potenziale di 300.000 ettolitri di vino atto mentre è previsto a settembre lo svincolo dello stoccaggio 2025 .Per la DOCG Conegliano Valdobbiadene il Consorzio di Tutela ha invece proposto una premialità per i vigneti con pendenza maggiore del 30% mentre il Consorzio Asolo e Montello, in ultimo, sulla tipologia Prosecco opererà un attingimento di circa 180 ettari ed è in previsione lo svincolo a breve della riserva vendemmiale 2025.

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CRISTIANO FINI: UNITÀ, NUOVI MERCATI E NODI DELLA RISTORAZIONE

Le conclusioni sono state affidate a Cristiano Fini, Presidente nazionale CIA Agricoltori Italiani, che ha lodato la concretezza del territorio trevigiano ma ha invitato a non abbassare la guardia. Fini ha identificato nel Mercosur e nell’India i nuovi orizzonti strategici per l’export, mercati che richiedono però un approccio “certosino” e preventivo.

Un passaggio cruciale è stato dedicato al mercato interno e al ruolo della ristorazione. Fini ha denunciato ricarichi eccessivi che allontanano i consumatori, specialmente i giovani: “Non possiamo trovare i prezzi dei vini cinque, sei o sette volte tanto. Una bottiglia da cinque euro che costa trenta o quaranta euro al ristorante. E poi ci meravigliamo se i giovani non bevono più vino?“. La sua esortazione finale è stata un appello all’unità: “fare sistema è stata la chiave di volta di questi anni e deve esserlo anche negli anni a venire. Non bisogna mettere la polvere sotto il tappeto, i problemi vanno affrontati in maniera preventiva. L’unità ci dà la possibilità di superare le difficoltà“.

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