CIA Agricoltori Italiani di Treviso

Assemblea nazionale CIA: la PAC non si tocca!

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Assemblea nazionale CIA: la PAC non si tocca!

L’agricoltura non chiede privilegi, pretende rispetto. Non può essere una voce residuale del bilancio UE, perché è la condizione stessa dell’Europa: garantisce cibo sicuro, tutela dell’ambiente, resilienza dei territori e futuro delle comunità. Per questo, il 18 dicembre saremo in piazza a Bruxelles, con oltre 5mila agricoltori e almeno mille trattori in arrivo da ogni parte del continente, per ribadire che il settore è primario per un motivo” – ha annunciato Cristiano Fini, presidente CIA Agricoltori Italiani.

Un messaggio che non lascia spazio ai dubbi è quello lanciato dal presidente di CIA Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, in apertura dell’Assemblea annuale 2025 della Confederazione lo scorso 20 e 21 novembre, presso Auditorium Antonianum di Roma sotto lo slogan “Coltiviamo l’Europa, proteggiamo il Futuro”, svoltasi alla presenza del vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto e del ministro Francesco Lollobrigida, ai parlamentari e ai delegati da tutta Italia.
Il presidente Fini ha spiegato che il rischio di un progressivo smantellamento della PAC dopo il 2027, delineato dal nuovo Quadro Finanziario Pluriennale, appare sempre più concreto. Questo significherebbe un taglio drastico delle risorse e la loro dispersione in un fondo unico, destinato a generare conflitti tra comparti e a compromettere il mercato unico. Sarebbe la fine di un sistema equo: avremmo agricolture di serie A e agricolture abbandonate alla serie B”.

SERVE UNA SCOSSA POLITICA, NO ALL’EUROPA DEI RINVII – Durante la pandemia, l’Europa è stata rapida, solidale, concreta, mentre adesso sembra attraversata da lentezze, divisioni, compromessi al ribasso. La complessità globale non si governa però con 27 politiche diverse. CIA chiede una vera Europa federale, dotata di una politica estera, di difesa, energetica e industriale comune.

LA PAC È IL CUORE DELL’UNIONE. NON PUO’ ESSERE DEMOLITA – Nessuna politica UE ha generato più stabilità della Pac. È la politica più antica, la più solida, la più europea e ha garantito per oltre cinquant’anni sicurezza alimentare, coesione sociale, presidio delle aree interne. Per questo motivo, la proposta della Commissione è considerata “pericolosa e miope”: trasformare la PAC post 2027 in un capitolo indistinto del QFP e tagliare le risorse del 22% indebolirebbe il settore e l’intero impianto comunitario. Non è una riforma tecnica: è un cambio di paradigma e a perderci sarebbero agricoltori, cittadini e territori. Ridurre la PAC a una voce qualsiasi del bilancio significa indebolire l’Europa stessa.

PAC E COESIONE: UN APPELLO PER AGRICOLTURA E AREE INTERNE – Il richiamo essenziale alle politiche di coesione: restare nella propria terra è un diritto universale. Ma senza servizi, connessioni, opportunità, i giovani vanno via e le campagne si spopolano, e senza agricoltura la coesione svanisce. Per questonon non si deve mettere in competizione la politica di coesione con quella agricola né alimentare in una logica di contrapposizione per l’assegnazione delle risorse. Al contrario, deve esistere una sinergia efficace tra le due, per sostenere la crescita dei territori e la competitività delle imprese.

SEMPLIFICAZIONE E COMPETITIVITÀ: GARANTIRE IL GIUSTO VALORE – La burocrazia è diventata il peggior nemico della produttività e la semplificazione è la parola chiave per il futuro del settore. Non significa deregolamentare, ma rendere le regole più efficaci, comprensibili e applicabili perché non possiamo più vivere in un labirinto normativo. Servono misure più flessibili e digitalizzate, garantire l’accesso rapido a fitofarmaci alternativi e accelerare l’approvazione delle nuove tecniche genomiche (NGT). Bisogna risolvere soprattutto uno dei problemi più impattanti: la distribuzione equa del valore lungo la filiera, il giusto valore non è uno slogan: è una necessità.

COMMERCIO INTERNAZIONALE: APERTI SÌ, INGENUI NO – La Confederazione non mette in discussione l’apertura dei mercati, ma chiede una linea europea molto più ferma in quanto non possiamo competere con Paesi che producono con regole diverse, spesso inesistenti. Senza reciprocità non c’è concorrenza, c’è dumping. L’accesso al mercato deve avvenire su basi eque, con standard ambientali, sociali e di sicurezza alimentare equivalenti a quelli richiesti agli agricoltori europei. Le richieste sono chiare: clausole di salvaguardia automatiche in ogni accordo, controlli veri alle frontiere, tracciabilità totale, stop alle concessioni unilaterali e tutela dei prodotti più esposti.

Queste sono le istanze del nostro settore. Ora chiediamo alle istituzioni di fare la propria parte: con coraggio, visione e coerenza. Perché senza agricoltura non c’è sicurezza alimentare, ambientale e sociale. Non c’è futuro. Non c’è Europa. È questo il messaggio che porteremo a Bruxelles il 18 dicembre insieme al Copa-Cogeca: non stiamo difendendo solo un comparto, ma il destino stesso dei territori e delle generazioni che verranno” – ha sottolineato Cristiano Fini, presidente CIA Agricoltori Italiani.

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