CIA Agricoltori Italiani di Treviso

Agricoltura e cambiamenti climatici: il convegno a Conegliano con ospite Andrea Giuliacci

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Agricoltura e cambiamenti climatici: il convegno a Conegliano con ospite Andrea Giuliacci

Quale ruolo può ricoprire il comparto agricolo nella sfida del cambiamento climatico? Il confronto promosso da CIA Agricoltori Italiani di Treviso a Conegliano ha voluto rovesciare la prospettiva: non un elenco ‘passivo’ di problematiche climatiche che stanno mettendo in difficoltà il comparto ma ponendo l’agricoltore in un ruolo attivo e protagonista nel contrasto ai cambiamenti climatici.
Ad aprire la mattinata di lavori è stato il meteorologo e climatologo Andrea Giuliacci con una relazione che, attraverso dati e proiezioni, ha restituito lo stato di salute del nostro clima e gli scenari futuri che ci attendono, dando così avvio alla una tavola rotonda tecnica di confronto con ospiti relatori illustri degli organismi di ricerca, Marcello Mastroilli – direttore del CREA Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente e Andrea Pitacco – docente del CIRVE Università di Padova, della componente produttiva con Gianmichele Passarini – presidente CIA Agricoltori Italiani Veneto e degli organismi di supporto all’attività d’impresa con Filippo Codato – direttore di Condifesa TVB.

Dobbiamo creare i presupposti per un cambiamento culturale che vede il nostro comparto capace di instaurare un patto sociale con la collettività.” – esordisce Giuseppe Facchin, presidente CIA Agricoltori Italiani Treviso – “L’agricoltura ha intrapreso da tempo un percorso di miglioramento della sostenibilità perché, più di altri settori, vive in simbiosi con l’ambiente in una relazione di influenza reciproca costante. Come CIA Agricoltori Italiani insieme ai nostri associati abbiamo intrapreso un percorso ‘green’ spostando il focus da un modello reddito-centrico verso uno più complesso che ha una forte componente etica e di responsabilità sociale.”

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“I cambiamenti climatici impongono di iniziare a ridisegnare il nostro presente, così da orientarlo verso un futuro sempre più improntato su tematiche tanto attuali, quanto cogenti, di sostenibilità delle risorse disponibili e rispetto ambientale.” – scrive il governatore Luca Zaia nella sua lettera indirizzata agli organizzatori.

 

Il pianeta si sta confrontando con una situazione climatica estremizzata dovute principalmente all’aumento repentino delle temperature medie planetarie a partire dal 1880, anno dal quale i dati rilevati permettono una valutazione accurata, con un aumento medio di 1,1 gradi rispetto alla media del periodo 1850-1900. Andrea Giuliacci ha iniziato la sua relazione inquadrando proprio questo elemento fulcro per comprendere il cambiamento in corso. L’aumento delle temperature non è stato costante e uniforme ma ha subito un forte aumento dal 1980 con il secondo decennio del duemila che ha registrato le estati più calde di sempre.

L’Italia è considerata un hot-spot del cambiamento climatico perché ha avuto un aumento delle temperature più repentino.” – spiega Andrea Giuliacci – “In Italia dagli inizi del 1800 le temperature medie sono salite di oltre 2 gradi e il 2018 è stato l’anno più caldo e il luglio del 2021 il mese più caldo, a livello planetario, dell’era moderna.”

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Per capire questa estremizzazione climatica è stato evidenziato come, dal 1880 a oggi tra alti e bassi, cade mediamente la stessa quantità di pioggia ma con una diminuzione dei giorni piovosi del 12%: le piogge sono diventate più irregolari con conseguenti siccità più frequenti ma anche nubifragi più numerosi e intensi.

Ma come sarà il clima del futuro? Una risposta la possiamo ottenere dai modelli climatici capaci di simulare il comportamento dell’atmosfera e l’evoluzione del clima sulla base di diversi scenari.” – spiega Andrea Giuliacci – “Il futuro ci riserva un pianeta ancora più caldo. Entro il 2040 le temperature a livello planetario saliranno di 0,4-0,5°C stimati e notevoli cambiamenti con alcune zone dove aumenteranno notevolmente le precipitazioni mentre in altre diminuiranno in misura importante. Dobbiamo prendere coscienza che il clima è cambiato e dobbiamo quindi pensare a delle misure per adattarci.”

 

Proprio il tema dell’adattamento è stato il punto di partenza che ha dato il via alla tavola rotonda tecnica di confronto moderata da Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario. È emersa la considerazione condivisa che la ricerca è lo strumento essenziale che abbiamo a disposizione per poter studiare i potenziali effetti dei cambiamenti climatici e delle scelte agronomiche simulate. “La resilienza è il percorso che dobbiamo perseguire attraverso strumenti e obiettivi”, spiega Gianmichele Passarini – presidente CIA Agricoltori Italiani Veneto – “serve un grande piano accompagnato da strumenti che ci permetteranno di transitare verso un nuovo percorso si mitigazione con un ruolo attivo dell’agricoltore.”

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Marcello Mastroilli, direttore del CREA, ha evidenziato la preoccupazione dovuta al variare dei gradi-giorno, che regolano il funzionamento delle piante, causando un avvicinamento degli stati fenologici e una riduzione dell’accumulo di biomassa. Questo si somma all’aumento delle temperature minime notturne, aprendo la strada a insetti e patogeni alieni esponendo così l’agricoltura ad aggressioni pericolose. Diventa fondamentale, ha evidenziato Mastroilli, rivalutare il ruolo della microbiologia del suolo come potenziale alleata delle colture e portare avanti un percorso di ricerca legato alle nuove tecniche di ingegneria genetica individuando, ad esempio, nuovi ideotipi capaci di resistere a parassiti e con maggior resistenza alla siccità.

L’agricoltura è identificata come responsabile del cambiamento climatico per una quota parte del 14-15%. “L’agricoltura deve riappropriarsi del ruolo di assorbitore di carbonio perché il suolo è un serbatoio, unico nel suo genere, di stoccaggio con il comparto agricolo che ne garantisce la tutela.” – spiega Andrea Pitacco, docente del CIRVE Università di Padova – “Se in ogni ettaro agricolo riuscissimo ad accumulare il quattro per mille di carbonio in più riusciremo a contrastare in modo significativo il cambiamento climatico.
Secondo Pitacco questo obiettivo può essere ottenuto anche attraverso lo studio delle tecniche colturali con la viticoltura che può essere sentinella del cambiamento, perché molto sensibile, e laboratorio di studio e ricerca.

Adattamento che può avvenire anche attraverso strumenti per la gestione dei rischi attraverso una loro conoscenza e mappatura, successive attività di mitigazione attraverso scelte agronomiche e un trasferimento del rischio residuo attraverso strumenti assicurativi. “Siamo arrivati a risarcire oltre cinquanta milioni di euro all’anno per danni subiti dall’agricoltura” – spiega Filippo Codato, direttore di Condifesa TVB – “Dobbiamo pensare a nuovi modelli di assistenza tecnica a supporto dell’imprenditore agricolo e nuovi progetti di mutualità e condivisione del rischio.”

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Noi siamo in un’epoca che ci pone della sfide importanti, con una situazione ambientale, economica e sociale molto stressata. – esordisce Dino Scanavino, presidente CIA Agricoltori Italiani nel suo intervento – “Le soluzioni dei problemi sono fatte da tanti apporti diversi, tra loro dialoganti e complementari. Per poterci adattare dobbiamo possedere le conoscenze e gli strumenti, la ricerca in questo senso è un nostro alleato.”

 

Nel corso della mattinata di confronto sono intervenuti anche alcuni studenti dell’Istituto G.B. Cerletti di Conegliano e Piavon, molto numerosi in sala, che hanno esposto le attività di sperimentazione agronomica portate avanti dalla scuola e le iniziative legate alla mitigazione dei comportamenti quotidiani che ha coinvolto ogni ambito dell’istituto attraverso la definizione una ‘Magna Carta’ etica.

Cerchiamo di portare queste tematiche in classe tutti i giorni, perché vogliamo formare professionisti capaci e competenti ma soprattutto cittadini consapevoli. Il territorio è la cosa più importante che abbiamo ed è l’eredità che lasceremo alle generazioni future e non possiamo lasciarla peggio di quella che abbiamo ricevuto.” – spiega Sabino Gallicchio, docente dell’Istituto G.B. Cerletti.

Accolgo con grande soddisfazione che questa sfida venga accolta dai giovani del nostro territorio, imprenditori del domani ma che, in un quotidiano contraddistinto dalle limitazioni di una pandemia epocale, hanno già avuto modo di esprimere tutta la loro tempra e determinazione.” – continua il presidente Luca Zaia nella sua lettera – “La tavola rotonda assume, quindi, l’inequivocabile vocazione di patto intergenerazionale ulteriormente valorizzato dalla presenza di un fertile terreno di cultura che, sono sicuro, riuscirà a germogliare in nuove idee e proposte da condividere all’intero settore.”

 

 

 

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